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Breve storia del presepe (poi tanto breve non è)

                                                                                                                                                                                     

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           tempioIl Il termine deriva dal latino “praesaepe” che significa “recinto chiuso” oppure “mangiatoia” o ancora, “greppia” posta in una stalla”. Le fonti evangeliche inerenti al presepe sono Luca e Matteo. evangelica. Origene (prima metà del III secolo) nella sua tredicesima omelia su Luca, aggiunse la presenza, nella stalla, del bue e dell’asinello. Sono queste le fonti delle prime rappresentazioni paleocristiane della Natività e dell’Epifania. Nel corso dei secoli il presepe ha seguito varie tappe ed evoluzioni: nasce nel tempio, in una prima fase (dalle origini al XVI secolo), che definiamo ecclesiastica, sotto forma di figurazioni, dapprima dipinte e poi scolpite, in altari e cappelle appositamente dedicate al presepe e addobbate, durante il periodo natalizio, con luci, fiori, parati. In una seconda fase (dal XVI al XVIII), cosiddetta aristocratica, il presepio si diffonde nelle famiglie nobiliari, con caratteristiche quindi di fasto e pretenziosità, ma anche il raggiungimento di più alti risultati artistici, che andrà gradatamente perdendo, nella sua evoluzione successiva (terza fase – dal XVIII secolo), quando estendendosi a tutti i ceti sociali, acquisterà una caratteristica più squisitamente popolare. Mentre alcuni studiosi considerano come progenitori del presepio le statuette votive raffiguranti i Lari e i Penati, numi tutelari della casa, della famiglia e della patria, che gli antichi romani esponevano in un angolo della casa adibito ad altare (vedi settimini attuali con le foto dei cari defunti), in realtà, si ritiene che la prima rappresentazione della natività si ritrova nell’affresco delle catacombe di Santa Priscilla (II sec. d.C.), che raffigura la Madonna con in grembo il Bambino, per la presentazione ai Re Magi: accanto un uomo, San Giuseppe o, forse, il profeta Isaia e, in alto, una stella ad otto punte. Peraltro cercare di stabilire quale delle tante rappresentazioni, quasi sempre a bassorilievo, comunque non a tutto tondo, sia la più antica è solo mera vanità: merita tale vanto il bassorilievo del sarcofago di Adelphia e Vario a Siracusa, oppure quello del cimitero di S.Agnese a Roma, o l’Epifania con soli due magi nelle catacombe di Pietro e Marcellino o quella con quattro magi nelle catacombe di Domitilla. Mentre già tra il 352 ed il 355 papa Liborio fece allestire un presepe nella Chiesa di Santa Maria in Trastevere, dove la grotta, com’era d’uso a quell’epoca a Roma, venne sostituita da un tetto in legno sorretto da tronchi d’albero Nei secoli successivi, sino al quinto circa, molti sono gli affreschi catacombali rappresentanti analoghe epifanie, mentre nell’affresco delle catacombe di San Sebastiano (IV sec. d. C.) mancano Maria e Giuseppe ma compare una sorta di mangiatoia con il bue e l’asinello. Successivamente, dal IV e V secolo, nei bassorilievi dei sarcofaghi marmorei cominciano ad apparire anche i pastori, e così, man mano il presepio prende forma, avvicinandosi allo schema attuale, con tutti i personaggi al completo oltre il Bambino: Maria, Giuseppe, bue, asinello, i tre Re Magi, i pastori. A proposito dei re magi è interessante annotare che il loro numero, alquanto vario in precedenza, fu fissato in tre da Papa S.Leone Magno (V secolo) e che essi venivano considerati ciascuno come appartenente ad una delle tre razze umane: la semita, rappresentata dal Re giovane, la giapetica, raffigurata dal Re maturo, la camita, di cui è rappresentante il Re vecchio. Il simbolismo, oltre a dimostrare la partecipazione universale alla Redenzione, non finisce qui: i tre re, di età diversa, rappresentano l’età dell’uomo, i tre doni che essi portano testimoniano, a loro volta, la regalità l’oro, la divinità l’incenso, l’umanità la mirra. Trattasi però sempre di bassorilievi, o, nei secoli successivi di vesti dipinte, miniature, mosaici, e non ancora di Presepi intesi come rappresentazioni tridimensionali della Natività. In tal senso quindi, gli studiosi sono d’accordo nel considerare comunemente come il più antico Presepio d’Italia l’allestimento marmoreo di Arnolfo di Cambio, realizzato intorno al 1298, che, seppure distrutto in alcune sue parti ed in altre danneggiato, si può ancora oggi ammirare presso l’oratorio del Presepio, posto sotto la Cappella Sistina Roma, nella basilica di santa Maria Maggiore. In tempi recenti tale primogenitura viene messa in dubbio da altri due presepi: 1) a Bologna, infatti, è conservata, nella chiesa del Martirio, del complesso stefaniano delle Sette Chiese, una “Adorazione dei Magi” lignea, scolpita nel 1250 e dipinta nel 1370 da Simone de’ Crocifissi; 2) a Ragusa, precisamente nel santuario mariano di Chiaramonte Gulfi, una lapide attesta che S.Gregorio Magno, V° secolo, prima della salita al soglio pontificio, si soffermò in preghiera “davanti all’altare della Natività”. La tradizione attribuisce a San Francesco il merito di aver introdotto il Presepio. Siamo nel 1223, quando il fraticello d’Assisi allestisce in una grotta di Greggio una mangiatoia con il bue e l’asinello e chiama tutti i contadini a far da pastori. In realtà a Greggio non veniva rappresentato alcun personaggio della Natività di Betlemme, né comparvero attori che impersonassero la Madonna, San Giuseppe ed il Bambino; pertanto, più che un presepio, la rappresentazione di Greggio va interpretata come uno sviluppo del cerimoniale liturgico natalizio, riconnettendosi ai misteri, drammi sacri in volgare aventi per soggetto episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento, e alle laudi dialogate e drammatiche, espressioni della religiosità delle Confraternite. Nelle sacre rappresentazioni, tra l’altro, che dal XIV secolo diventano sempre più fastose, non mancano i burattini mobili, da alcuni considerati gli antenati delle nostre statuine. I primi Presepi di cui sono giunte notizie ed esempi risalgono al ‘300, ma in realtà non si tratta che di grandi figure in marmo, legno o terracotta, collocate stabilmente in una cappella ed esposte tutto l’anno, caratteristiche, queste, che il presepio manterrà fino alla fine del XVI secolo. Il Concilio di Trento, conclusosi nel 1563, stabilisce norme precise sul culto dei santi e delle reliquie, favorendo la diffusione del Presepio, quale espressione della religiosità popolare. I Gesuiti, il nuovo ordine religioso costituito in quello stesso Concilio, se ne impossessano fino a monopolizzarlo utilizzandolo a scopo didattico per riconquistare i paesi riformati ed evangelizzare le terre di recente scoperta del Nuovo Mondo. Il Presepio, cattolico e mediterraneo, viene contrapposto all’albero di Natale, voluto da Martin Lutero. Contemporaneamente il presepio si avvia ad uscire dalle Chiese per fare il suo ingresso nelle case patrizie ed alto borghesi come oggetto d’arredamento di lusso. Alle grandi statue fisse si sostituisce il manichino ligneo, talora anche con parti di stoppa, con la testa e gli arti di terracotta, cera o legno, rivestito d’abiti sontuosi, il cui utilizzo permise e favorì l’allestimento privato, evitando la monumentalità e la staticità proprie dei presepi nelle chiese. Il Presepe barocco raggiungerà la sua più alta espressione artistica nel Presepio napoletano, il quale impronterà, seppure con le naturali diversificazioni regionali, quello siciliano, genovese, romano. Nell’Ottocento si diffonde in tutti gli strati sociali diventando popolare, con l’accentuazione dei suoi elementi di ritualità domestica, perdendo in sfarzosità, ma si arricchirà di magica poesia.

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adorazione                                                    Finalmente uno spazio che consenta a chiunque, di far conoscere  il magico mondo dei presepi artistici,  realizzati artigianalmente.  Mi piacererebbe conoscere altre persone che condividano la mia stessa passione, per  scambiare opinioni  sulla realizzazione di  scenografie, tecniche, materiali,  colorazione e quant’altro riguardi questo stupendo mondo carico di poesia, che ci fa tornare indietro nel tempo.  Troverete tante immagini di presepi artigianali, al fine di  mostrare la bravura, la cura e la delicatezza con cui i maestri realizzano le loro opere. Le foto sono state  prese , in giro per il web al fine esclusivamente illustrativo nelle quali verrà sempre citato il nome dell’autore.